Dal Periodo Nuragico al Neolitico: 

Tertenia è il paese più meridionale dell’Ogliastra. Si trova ai piedi del Monte Giuilea, lungo la valle del Quirra. Le prime tracce di frequentazione umana del territorio risalgono al Neolitico (IV Millennio a.C.), testimoniati da strumenti in ossidiana, rinvenuti un po’ in tutto il territorio di Tertenia, e soprattutto da necropoli ipogeiche a domus del janas.

In località Magalàu era presente una necropoli composta da almeno tre ipogei scavati nello scisto, il cui solo superstite è composto da un’unica cella con una nicchia; in località Santa Lugìa un’unica grotticella artificiale, simile a quella di Magalàu ma con una camera secondaria; a fasi di poco posteriori può infine riferirsi una terza necropoli, in località Bau ‘e Carrus, composta originariamente da tre ambienti, di cui solo uno oggi si trova intatto, gli altri due sono uniti dal cedimento della roccia.
Nel territorio sono presenti almeno 77 fortezze, 22 villaggi, 34 tombe di giganti e un pozzo sacro risalenti al periodo nuragico (XVII-VI secolo a.C.). Questa densità di strutture testimonia un’alta densità demografica, parallela a quella documentata per altre zone in Sardegna, che implicava anche una certa articolazione economica e socio-politica del territorio. L’intero sviluppo culturale nuragico è visibile nel paesaggio attuale: sono presenti sia protonuraghi, sia nuraghi canonici a tronco di cono coperti a tholos, risalenti all’Età del Bronzo (1300-900 a.C.), che testimonianze posteriori.

Di tali edifici, costruiti in punti elevati e di ampio dominio visivo per il controllo del territorio, si trovano come altrove nell’isola varie tipologie: da quelli composti da una sola torre tronco-conica ai numerosi nuraghi complessi, situati nelle aree più praticabili, composti da più ambienti aggiunti ad un corpo centrale, con cortili, terrazzamenti e fortificazioni.

Frequenti sono i nuraghi costituiti da una o due torri addossate alla principale, ma vi sono esempi di nuraghi trilobati, quadrilobati e pentalobati. In un caso (quello di ‘Aleri) è accertato un antemurale che conteneva parte del villaggio.

I nuraghi più importanti, per lo più nella zona costiera, sono accompagnati da un villaggio di capanne con pianta circolare o quadrangolare.

Tra essi spiccano per finezza o complessità delle murature i nuraghi Longu, Barisòni, ‘Aleri e ‘Nastasi, veramente imperdibili per i nostri ospiti.

L’ Aleri è composto da un mastio circondato da quattro torri minori, e con la sua posizione dominava l’intera insenatura di Foxi Manna.

Sul retroterra di Foxi e Murdegu, il nuraghe ‘Nastasi è il più articolato della zona, con due cortili, un pozzo interno e cinque ambienti.
L’architettura sepolcrale nuragica è rappresentata dai ruderi di almeno 34 tombe dei giganti, sepolture collettive caratterizzate da una camera funeraria e un emiciclo rituale, in uso durante l’Età del Bronzo. Nella
valle del Quirra, la tipologia costruttiva comprende grosse lastre di scisto infisse nel terreno e copertura a “pittabanda”, oppure muratura di lastre e copertura a sezione ogivale, con varianti intermedie.

A Sarrala, dove prevalgono graniti e porfidi, le tombe hanno filari regolari di pietre semilavorate. Esternamente, un tumulo o un rivestimento in pietra, oggi per lo più distrutto, completava l’opera.
Dopo un periodo di frequentazione fenicio-punica documentato scarsamente da occasionali frammenti ceramici, con l’occupazione romana del 238 a. C. inizia anche per l’Ogliastra la secolare romanizzazione.

In base alle fonti, i centri abitati si chiamavano Porticenses, e Saralapis, che riecheggia nell’attuale toponimo di Sarrala. I resti archeologici consistono in numerosi ritrovamenti occasionali di ceramica, monete
(notevole il ripostiglio rinvenuto in zona Sa ‘Iba ‘e Sacheu), e oggetti metallici.

Le strutture murarie sono particolarmente dense nelle zone di Su Concali, Marosini e Su Tetiòni, dove probabilmente era più alta la densità di popolazione, nonostante l’insediamento fosse presumibilmente sparso, di tipo rurale, organizzato in aziende agricole.
Sul finire dell’età antica, Giustiniano portò la Sardegna intera e Tertenia nella sfera di potere di Bisanzio (VI secolo), con il conseguente influsso della chiesa d’oriente e l’introduzione del culto dei santi quale Santa Sofia e San Nicola.

Con le incursioni arabe iniziate nell’VIII secolo e proseguite intensamente sino all’XI secolo, l’isola e il paese vissero l’isolamento in cui si plasmarono l’identità e la lingua sarda. 

 

Tertenia nel secondo millennio:


L’isola appare attorno al 1000 organizzata in quattro giudicati indipendenti, suddivisi in curatorie: Tertenia apparteneva al Regno di Cagliari e alle curatorie di Colostrai e Kirra. Con il crollo del Giudicato, nel 1258, passò ai Visconti di Gallura e poi al Comune di Pisa entro la fine del secolo. Le pestilenze e le guerre del XIV secolo, come quella tra la casata di Arborea e i catalano-aragonesi, causarono la fine di numerosi villaggi della zona; Tertenia fu l’unico superstite nell’area tra Jerzu e Villaputzu, ove le chiese campestri spesso indicano il sito di antichi abitati. Il trasferimento dalla costa all’interno (fatto epocale per la storia locale tramandato dalla tradizione orale e confermato dalle fonti documentali) che avvenne verosimilmente intorno al 1360 si colloca dopo che il paese fu concesso in feudo a Berengario Carròz nel 1332. Mentre la relativa rarità di toponimi prelatini dimostra la profondità della romanizzazione, i nomi propri di matrice bizantina e giudicale quali ‘Nastasi, Barisòni, Cumida, Gadoni, e vari nomi risalenti a prima del 1500, indicano una ininterrotta e capillare frequentazione delle campagne, almeno da allora. Il nome del paese, attestato per la prima volta nel 1316, collegato da alcuni al fitonimo teria, da altri al nome dei mitici Dardani, rimane di origine ignota; nei documenti medievali secenteschi, comunque, la forma oscilla tra Tartaria, Tartani, Tarteni e Tertenia.


L’amministrazione catalana e, successivamente, spagnola governarono l’isola fra il XIV secolo e la prima parte del XVIII secolo, quando il Regno di Sardegna passò sotto il controllo dei duchi di Savoia. Tertenia dal 1363 rientra fra le ville appartenenti alla contea di Quirra, feudo della famiglia catalana dei Carròz. Nel corso dei secoli successivi il paese e il suo territorio passarono dai Carròz ai Centelles; nel 1604 la contea diventò marchesato, passando successivamente ai Borgia, ai Català e agli Osorio. Nel 1720, dopo una breve fase di dominazione austriaca, il Regno di Sardegna passò definitivamente sotto il controllo dei Savoia.
I veri dominatori di quest’epoca erano però i corsari barbareschi che , a bordo di velocissime navi, portavano i loro attacchi sia nei centri costieri che nell’immediato entroterra, saccheggiando e sequestrando uomini, donne e bambini da vendere come schiavi nei mercati nordafricani. Le testimonianze scritte delle prime incursioni a Tertenia risalgono al 1620, ma non mancano altri scontri a fuoco e tentativi di sbarco per tutto il XVIII secolo (in particolare quelli verificatisi nel 1761 e nel 1764). Risale al 1812 la cruenta battaglia combattuta nei pressi della torre di San Giovanni di Sarrala, con la sconfitta dei quattrocento pirati saraceni da parte degli artiglieri e dell’alcalde della torre Sebastiano Melis, decorato dal Re di Sardegna con la Medaglia d’Oro al Valor Militare per la determinazione e il coraggio dimostrati in battaglia. Nel corso dell’assedio alla torre portato dai saraceni venne ucciso il figlio Antonio, mentre diciassette furono i pirati uccisi ; fu fondamentale anche in questa circostanza, l’intervento armato degli abitanti del villaggio. In quell’occasione furono comunque rapiti alcuni terteniesi, fra i quali, secondo una tradizione tramandata oralmente, una bella ragazza, Maria Pitzettu, che fra alternate vicende finì per fare da balia al figlio del bey. Successivamente Maria Pitzettu, grazie alla fedeltà e all’impegno dimostrati, fu liberata e premiata con una ricca donazione che le consentì di trascorrere serenamente il resto della sua vita a Tertenia.
Il 14 dicembre del 1839 il Marchesato di Quirra venne riscattato dal governo sabaudo e la comunità terteniese, come quelle degli altri villaggi sardi, dovette pagare ai propri feudatari degli indennizzi spropositati. Nel 1844, in seguito alla redistribuzione dei territori di proprietà feudale, con la spartizione del Salto di Quirra il comune di Tertenia ricevette le terre di Barisoni e di Su Marchesu, assumendo quella forma che, in buona parte, ha conservato fino ai giorni nostri. Già dal 1853, il conte Alberto Della Marmora, visitando l’Ogliastra, segnalò la presenza di giacimenti di rame anche nel territorio di Tertenia. Nel maggio del 1869 il futuro ministro Quintino Sella rimarca l’importanza delle risorse minerarie terteniesi, ma l’isolamento e l’entità delle spese per l’estrazione e il trasporto del minerale furono difficoltà che inibirono un reale sfruttamento delle risorse minerarie. Le miniere di rame di Vau Arenas-Tolentinu, già attive nel 1877, fra alterne vicende furono definitivamente chiuse nel 1955. Anche la miniera di barite di Santoru, pur avendo conosciuto un periodo di intenso sfruttamento a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, è stata da tempo abbandonata. I ruderi delle strutture minerarie e abitative sono oggi immersi in uno splendido scenario, a un passo dal mare o circondate dai lecci e da una rigogliosa e sempreverde macchia mediterranea. In particolare le zone boscose e montuose si presentano interessanti e molto spettacolari, con una flora e una fauna ricche e variegate (resistono nelle zone più isolate numerosi cinghiali, l’aquila reale, la martora, il ghiro sardo, la lepre, la pernice sarda e il gatto selvatico, mentre sul mare dominano il gabbiano reale, il falco pellegrino e il cormorano dal ciuffo).

Lungo i sentieri degli antichi carbonai, o risalendo lungo i letti dei torrenti gli amanti del trekking o delle semplici passeggiate possono immergersi in una natura rigogliosa e lussureggiante che circonda le Ville di Luxury Holdays in Sardinia.

 

Il centro storico

Nel centro storico di Tertenia, si trova un’area interessante sotto il profilo artistico, comprendente la Chiesa Parrocchiale della Beata Vergine Assunta e l’adiacente Museo d’Arte Moderna. Quest’ultimo raccoglie opere e strumenti da lavoro donati al paese dallo scultore Albino Manca (1899-1976), trasferitosi subito dopo la prima guerra mondiale a Roma e, a partire dal 1938, a New York, città dove ebbe modo di affermarsi. Albino Manca, fedele interprete del classicismo novecentesco, non dimenticò mai le sue origini, trasfondendo nei bronzi di piccole e grandi dimensioni l’amore per la natura sarda e mediterranea della sua isola.


La chiesa parrocchiale, intitolata alla Beata Vergine Assunta, è opera di Egidio Manca (1906-1957), parroco di Tertenia e cugino di Albino. Le forme nitide e luminose, in uno stile neoromanico di impronta lombarda, ricalcano quelle ideate dall’architetto Giovanni Muzio per la chiesa di Santa Maria la Rossa a Milano. L’edificio, inaugurato nel 1953, domina il centro abitato e si impone come un punto di riferimento urbanistico e spirituale della comunità. La chiesa è ingentilita da bassorilievi in arenaria e granito rosa, raffiguranti una Via Crucis e altre immagini sacre, mentre all’ingresso è collocato il portale decorato da dieci formelle bronzee ispirate all’Antico ed al Nuovo Testamento.
Egidio Manca ha lasciato anche alcune tele e diverse tempere murali, originali rivisitazioni di opere di Raffaello e del Mantegna, mentre le formelle del portale richiamano la scultura di Giacomo dalla Quercia. L’artista, in possesso di una fertile e versatile creatività, disegnò i modelli dei lampadari ed eseguì in rame sbalzato il coperchio del fonte battesimale. All’interno della chiesa si trovano i due altari, realizzati dal marmorato e architetto Juan Domenico Franco alla fine del Settecento; nell’altare di San Sebastiano, a sinistra del transetto, fino a qualche tempo fa era possibile ammirare un tabernacolo chiuso da uno sportellino in rame (trafugato diversi anni fa) dove è dipinta una Cena in Emmaus, sempre della fine del Settecento, firmata dal pittore sardo Francesco Massa.


Le feste principali di Tertenia sono quelle di Santa Sofia, la cui chiesetta campestre è ubicata in Località Bidda ‘e Susu (primo settembre), di San Pietro (29 giugno, venerato con una processione in costume, spettacoli folkloristici e fuochi d’artificio) e del patrono del paese San Sebastiano (20 gennaio), tutte di antica tradizione. Negli ultimi anni si sono tenute delle sagre estive e degli eventi finalizzati alla promozione della cultura e dei prodotti locali, che richiamano ogni anno sempre un numero crescente di visitatori e che consigliamo ai nostri ospiti per vivere un’esperienza unica e autentica.

 

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